VIII. OPPOSTE VICENDE DELLA VITA PUBBLICA DI DANTE

VIII.


OPPOSTE
VICENDE DELLA VITA PUBBLICA DI DANTE


Natura generale è
delle cose temporali, l’una l’altra tirarsi di dietro. La familiar
cura trasse Dante alla publica, nella quale tanto l’avvilupparono li
vani onori che alli publici ofici congiunti sono, che, senza guardare
donde s’era partito e dove andava con abbandonate redine, quasi tutto
al governo di quella si diede; e fugli tanto in ciò la fortuna
seconda, che niuna legazion s’ascoltava, a niuna si rispondea, niuna
legge si fermava, niuna se ne abrogava, niuna pace si faceva, niuna
guerra publica s’imprendeva, e brievemente niuna diliberazione, la
quale alcuno pondo portasse, si pigliava, s’egli in ciò non dicesse
prima la sua sentenzia. In lui tutta la publica fede, in lui ogni
speranza, in lui sommariamente le divine cose e l’umane parevano
esser fermate. Ma la Fortuna, volgitrice de’ nostri consigli e
inimica d’ogni umano stato, comeché per alquanti anni nel colmo
della sua rota gloriosamente reggendo il tenesse, assai diverso fine
al principio recò a lui, in lei fidantesi di soperchio.